Ci sono due problemi da risolvere in gambericoltura thailandese: schiavitù e danni ambientali

L’articolo, “promesse non mantenute, la Thailandia cerca di riformare gambericoltura“, pubblicato il 22 settembre indaga le difficoltà d’industria nel tentativo di attuare le riforme. L’articolo segue l’indagine dal titolo frutti di mare da schiavi“, pubblicato a marzo 2015 AP che ha indicato l’uso di traffico di esseri umani e la violenza contro i lavoratori nel settore di acquacoltura thailandese.

“L’Associated Press … ha scoperto che, mentre alcune aziende thailandesi che esportano gamberi al Stati Uniti hanno dato ai lavoratori i migliori posti di lavoro, gli altri ancora usano intermediari che impiegano lavoratori-schiavi”, si legge nel nuovo rapporto della AP. “Un anno dopo al traffico di esseri umani  è stato esposto nei capannoni, nonostante tutti le promesse del’industria”

I proprietari di questi capannoni continuano ad’ignorare l’ambiente, regole di lavoro o le leggi di sicurezza, nel 75% dei 109 capannoni ispezionati finora hanno confermato le violazioni e 24 sono stati scusi,  ha riferito l’AP .

La risposta di Thai Union col’articolo, che illustra i cambiamenti fatti dal industria dopo la pubblicazione della prima indagine di AP, conferma nonostante sono stati creati i nuovi posti di lavoro circa 1200, che anno fatto “la differenza nella vita dei lavoratori”,  ci sono ancora tantissime cose da fare.

“Ci rendiamo conto che ha bisogno da fare di più”, ha detto Thai Union. “Per esempio, Thai Union sta compiendo sforzi significativi per garantire tracciabilità, tale ci permette di dimostrare legalità e sicurezza del prodotto. Questo è fondamentale per costruire la fiducia con i nostri consumatori. Noi continueremo il nostro lavoro con il governo e l’industria di gambericoltura per raggiungere i cambiamenti significativi nel settore e garantire il lavoro sicuro e legale per tutti i lavoratori “.

Così Thai Union, nel suo comunicato stampa, ha riconosciuto l’esistenza di tanti problemi dell’acquacoltura tailandese, che esporta circa 7 miliardi di dollari (6,2 miliardi di euro) ogni anno.

Mangrovie essenziali

L’altra problema enorme, di cui parla questa settimana aljazeera.com é distruzione di di migliaia di ettari di mangrovie, un ecosistema complesso e ricco con diverse specie di alberi e un numero elevato di piante, animali e microrganismi che si sviluppano nelle zone costiere nelle regioni tropicali. In fatti Thailandia, essendo il terzo più grande esportatore nel mondo di frutti di mare e uno dei principali produttori di gamberi in tutto il mondo, pagò il prezzo molto alto per raggiungere questo obbiettivo.

Secondo i dati diffusi dal World Resources Institute, il mondo perse tra i 9.000 e 25.000 ettari di mangrovie ogni anno tra il 2001 e il 2012.

Un rapporto di Environmental Justice Foundation osserva: “Con evidenza si conclude che il gambericoltura fu stata una delle principali cause di perdita globale dell foreste di mangrovie, e in un certo numero di paesi, è considerata la più grande minaccia per questi ecosistemi.” Il rapporto stima che il 38% della recente perdita di mangrovie è causata dallo sviluppo di allevamenti di gamberi.

Come in molti altri casi, la perdita di biodiversità e la concentrazione delle aziende agricole fu venuto ad un alto costo ambientale, causando frequenti epidemie negli allevamenti.

Per molti anni, l’allevatore Noppadol Tawee ha vissuto con la costante paura di svegliarsi e trovare tutti i gamberetti che crescevano nel suo laghetto morti in acqua.

“I gamberi si ammalavano, e ho perso tutti loro diverse volte, alcuni anni potevo fare un sacco di soldi. In altri anni, potevo perdere tutto”, spiega Noppadol, un allevatore di gamberetti che vive in Kanchanadit, un quartiere di provincia di Surat Thani nel sud della Thailandia.

I suoi vicini gli consigliarono che la soluzione al suo problema era legato a un tipo specifico di albero: le mangrovie.  Noppadol seguì il consiglio della sua comunità e piantò le mangrovie.

“Da quando ho piantato le mangrovie, i gamberetti non sono mai morti di nuovo”, dice il contadino, che ha anche interrotto la somministrazione di antibiotici e fertilizzanti per l’acqua e si fermò dare il cibo artificiale gamberetti. “Essi ottengono tutto ciò che hanno bisogno da mangrovie,” dice.

Allevamenti di gamberetti intensivi usano gli antibiotici, fertilizzanti, disinfettanti e pesticidi che, in Thailandia, sono spesso buttati nei corsi d’acqua naturali senza nessun trattamento e filtrazione.

“Stavamo avendo molti problemi con le acque reflui provenienti dalle aziende agricole. I pesci morirono e non potevamo pescare, e non siamo riusciti a far crescere le ostriche”, ha detto 53’enne Preecha Danchulchai, un abitante di villaggio che possiede l’allevamento di ostriche a pochi metri al largo.

Il reparto tailandese di pesca non ha commentato le norme ambientali del settore gamberetti, sostenendo che la recente normativa di settore è troppo recente. Il dipartimento sta elaborando un nuovo regolamento ministeriale.

L’Associazione gamberetti Thai, che rappresenta allevatori di gamberetti in Thailandia, non ha risposto ad Al Jazeera riguardo le accuse.

Leggi le indagini fatti dai giornalisti italiani:

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