I gamberi dai paesi tropicali: il vero prezzo di cocktail

Fotografia di Sebastiano Conti
Fotografia di © Sebastiano Conti

Secondo l’ultima edizione del rapporto SOFIA (the State of the world Fisheries and Aquaculture – Lo Stato Mondiale della Pesca e dell’Acquacoltura), i gamberi rappresentano ben il 15,3% in valore del mercato ittico internazionale (il 6.0% in quantità) e la stragrande maggioranza di essi viene allevata. In particolare, i gamberi tropicali (ad esempio, mazzancolle e gamberoni) provengono nella percentuale dell’82% da acquacoltura. Quelli che giungono sulle nostre tavole (l’Italia ne è il terzo importatore in Europa) provengono soprattutto da Cina, Thailandia, Indonesia, India, Vietnam, Brasile, Ecuador e Bangladesh.

Più di un anno fa, nel marzo 2015, Liza Boschin, inviata di Presa Diretta, e la producer Elena Marzano, nel corso del loro viaggio in Bangladesh e Thailandia hanno documentato come, dove e da chi vengono allevati i gamberi che finiscono sulle nostre tavole.

Il loro viaggio parte da una remota zona dell’ovest del Bangladesh, che a partire dagli anni Ottanta ha visto la progressiva scomparsa della sua fertile campagna, di pascoli, foreste e risaie. Alcuni uomini d’affari senza scrupoli hanno infatti promosso il passaggio alla coltura dei gamberi, portando a inondazioni di acqua salata che ha bruciato la terra e le poche coltivazioni sopravvissute. La distruzione delle dighe ha lasciato inoltre l’entroterra in balia delle mareggiate durante il periodo dei Monsoni. Vi invitiamo di vedere il loro foto-rapporto, davvero scioccante. Oggi i bacini artificiali in cui crescono i gamberi  – tutti destinati al mercato straniero – arrivano fino all’orizzonte e ci lavorano come schiavi donne e bambini. Ecco il vero prezzo di un delizioso e raffinato cocktail di gamberi!

Ma proviamo di essere razionali e cerchiamo di capire le conseguenze di codesto tipo di produzione, documentato dalle giornaliste italiane.

1) Danni al territorio. Per realizzare gli allevamenti di gamberi spesso si distruggono le foreste di mangrovie. In Ecuador proprio a causa dell’acquacoltura gamberiera il 70% delle foreste di mangrovie sono state eliminate. Ciò comporta innanzitutto che le coste non siano più adeguatamente protette, ma anche che l’acqua salata penetri all’interno. E dove c’erano campi coltivati, ora si creino enormi distese di acqua marina pullulante di gamberi. I cicli di allevamento durano solo circa sette anni, dopo resta un deserto con il terreno salinizzato dove non si coltiva più nulla.

2) Inquinamento indotto. Gli impianti producono un complesso mix di inquinamento determinato dai rifiuti organici rilasciati dai crostacei e dai mangimi non consumati; dagli antibiotici che vengono utilizzati in maniera massiccia per combattere le malattie nascenti dal sovraffollamento degli allevamenti, sovraffollamento voluto per massimizzare i profitti; dai pesticidi utilizzati per limitare la presenza di organismi indesiderabili. Questa miscela micidiale si espande poi fuori dagli impianti ed influisce sensibilmente sulla salute dei pesci che vivono liberi in quei mari.

3) Abbandono delle terre. Nel solo Bangladesh ben 300.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro terre per lasciare spazio all’industria gamberiera.

4) Sfruttamento minorile. In India ed in Thailandia è usuale far lavorare negli allevamenti i bambini, anche sotto i dieci anni. Le donne, poi, vengono pagate pochi centesimi al giorno.

Cosa possiamo fare? Non magiare più i gamberi tropicali? Per noi la risposta è unica – aiutare ai paesi sottosviluppati con le nuove tecnologie, insegnandoli a rispettare l’ambiente, come fa la FAO con la sua “The Blue Growth Initiative“, è nello stesso tempo iniziare a produrre  gli crostacei in Europa, in Italia usando le tecnologie innovative, tali creano impatto zero al ambiente e applicando tutta l’eccellenza di MadeinItaly.

Sorgenti

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