Il “Gamberone” gigante dei mari preistorici

Fonte © National Geografic Italia, 30 maggio 2011. Leggi l’articolo in originale

Scoperto in Marocco un fossile di Anomalocaride lungo un metro, che sposta in avanti di 30 milioni di anni la presenza di questo misterioso predatore marino estinto

di Christine Dell’Amore

paleontologia,invertebrati

Gli anomalocaridi come quello mostrato nella ricostruzione potevano arrivare a un metro di lunghezza e sono sopravvissuti 30 milioni di anni in più rispetto a quanto si pensava. Per gentile concessione Esben Horn

Il fossile lungo un metro di un anomalocaride, un predatore marino preistorico, è stato rinvenuto nel Marocco sudorientale. Il ritrovamento suggerisce che questo enigmatico animale, che abitava il pianeta ben prima dell’avvento dei dinosauri, abbia continuato a dominare gli oceani per molti milioni di anni in più rispetto a quanto si pensava finora. L’anomalocaride, uno dei primi prodotti di una linea evolutiva che porta ai moderni crostacei, aveva un aspetto vagamente simile a un gambero o una seppia; in realtà aveva arti anteriori spinosi che spuntavano dalla testa e una bocca circolare a placche che si apriva e chiudeva come il diaframma di una macchina fotografica. I fossili di anomalocaride trovati in precedenza facevano ritenere che l’animale potesse raggiungere i circa 60 centimetri di lunghezza, il che lo rendeva comunque la più grande creatura del periodo Cambriano (da 542 a 501 milioni di anni fa), un momento “esplosivo” da un punto di vista dell’evoluzione della vita sulla Terra.

Ma il nuovo fossile, più lungo di quelli ritrovati finora, indica che l’animale poteva raggiungere tranquillamente il metro di lunghezza. “Avrebbe potuto sfamare un esercito per un mese, e probabilmente era anche appetitoso”, scherza il coautore della ricerca Derek Briggs, direttore dello Yale Peabody Museum of Natural History.

Un predatore di lungo corso Il nuovo fossile ha sorpreso gli studiosi anche per un altro aspetto: è incredibilmente “recente”. Il fossile infatti è stato datato tra i 488  e i 472 milioni di anni fa, corrispondenti al periodo Ordoviciano; il che sposta in avanti di 30 milioni di anni la sopravvivenza dell’anomalocaride rispetto a quanto suggerito dalle precedenti testimonianze fossili. Gli anomalocaridi sono piuttosto comuni tra i resti del Cambriano, “poi però scompaiono dalla documentazione fossile attorno ai 510 milioni di anni fa”, spiega Briggs, la cui ricerca è stata finanziata dal Committee for Research and Exploration della National Geographic Society. “La domanda era: si erano estinti, o non avevamo ancora trovato il reperto giusto?”. La recente scoperta ha risolto l’enigma. Poiché è estremamente raro trovare tessuti molli fossilizzati, esistono solo pochi casi di resti di creature così composte. In questo caso però un ammasso di sedimenti ha protetto l’esemplare trovato in Marocco, preservandone i tessuti molli. Gli anomalocaridi alla fine si estinsero, senza lasciare “discendenti” viventi, dice Briggs. “È presumibile che siano stati soppiantati da pesci o da altri predatori marini”.

La ricerca sul nuovo anomalocaride è pubblicata dalla rivista Nature.
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